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la crescita esponenziale del terrorismo alimentare. Secondo dati elaborati da Miriam Tomponzi della Tomponzi Investigations, dopo una serie di investigazioni eseguite per conto di grossi gruppi agroalimentari in tutta Europa, negli ultimi cinque anni quasi il 35% delle realtà produttive di questo delicato settore ha dovuto affrontare criminali sofisticazioni dei loro prodotti. In più di un'occasione, dunque, anche se i giornali non ne hanno parlato, la salute di migliaia di consumatori è stata messa a repentaglio. L'ultimo episodio, in ordine di tempo, di cui si è avuta notizia, è quello che ha interessato la ditta Thomy, del gruppo Nestlè. La polizia tedesca ha scoperto in un supermercato di Saarbruechen un tubetto di senape, prodotto dall'azienda germanica, contenente una dose mortale di cianuro. Subito è scattato l'allarme ed è venuto fuori il ricatto cui era sottoposta la Thomy da qualche tempo. Qualcuno, forse per spillare denaro o forse per distruggere l'immagine dell'azienda controllata dalla Nestlè (in caso di sofisticazioni alimentari se chi ne viene colpito non agisce repentinamente o non sfrutta metodologie preventive per impedire che si verifichino simili fatti vede in breve tempo la sua fetta di mercato sciogliersi come neve al sole), ha pensato bene di mettere in giro prodotti della Thomy non solo artatamente contraffatti, ma altamente nocivi per la salute dei consumatori. Per un caso come questo che viene alla luce ve ne sarebbero comunque altri 10 che rimangono nell'ombra. Vuoi perché a volte l'azienda cede al ricatto, vuoi perché in altre situazioni ordina una serie di indagini sia interne che esterne per far luce sul problema ed eliminarlo senza fare troppo chiasso. |
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